«I cavalli atleti rischiano il macello» È scontro sulla norma cambiata

Il mondo equestre è in subbuglio per la rielaborazione di una norma che risparmiava ai nobili animali la prospettiva del macello. Associazioni animaliste, tecnici, istruttori, cavalieri sono in agitazione dopo che lo scorso 5 dicembre il consiglio della Fise, la federazione italiana sport equestri, ha votato una modifica al regolamento sull’iscrizione dei cavalli-atleti. Cambiata la frase che li proteggeva senza equivoci dal rischio di finire sulla tavola.

Norma ambigua

Gli agonisti del salto ostacoli, dressage e cross country non sono più al riparo da un triste fine carriera. Sui documenti di identità che li rendono idonei a praticare attività sotto l’egida della federazione, potrebbero infatti essere indicati come DPA, cioè destinati alla produzione di alimenti e non come è stato obbligatoriamente dal 2006 NON DPA (non destinati alla produzione di alimenti). In una lettera inviata il 22 gennaio al presidente del Coni Giovanni Malagò la consigliera Eleonora Giuseppe gli rivolge un appello per intervenire e chiedere alla Fise di ripristinare la formulazione precedente: «Noi siamo un ente sportivo, i nostri amici non li macelliamo per una questione morale oltre che di salute pubblica. Sarebbe un tradimento. Loro gareggiano con noi e non vengono tutelati», attacca e contesta la decisione presa dal consiglio Fise presieduto da Marco Di Paola, perché «gli unici a pagare questa scelta assurda saranno i cavalli».

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