I brumisti di piazza Cavalli e la dinastia dei Poggi

I brumisti di piazza Cavalli e la dinastia dei Poggi (“Pugìn”) – Blog

Il trasporto pubblico dei nostri bisnonni era caratterizzato anche dalla presenza dei brumisti o vetturini locali, insomma i predecessori dei nostri taxisti. L’etimologia del nome deriva da quello inglese degli omnibus, brougham, scritto anche “broom” ed in italiano pronunciato come “brum”; da questo il sostantivo “brumista”.

Come si può evincere dalle significative fotografie d’epoca, stazionavano in Piazza Cavalli o nel piazzale della Stazione. Indossavano un ampio impermeabile con “pellegrina” e cappuccio o sovente la bombetta, protetti sotto un ampio ombrellone in caso di cattivo tempo, con pioggia o neve.

Per ripararsi dai rigori del freddo durante le soste d’attesa, si avvolgevano le ginocchia con un plaid di lana. D’inverno tenevano alzato il “mantice” (la capote), mentre il cavallo veniva anch’esso ricoperto da un panno di lana ed a un goffo cappuccio con due fori da cui spuntavano le lunghe orecchie.

Indossavano anche un abito d’etichetta, con apposito cappello a bombetta o cilindro che i brumisti vestivano in occasione di cerimonie mondane o nuziali, come erano sempre presenti ai cortei funebri trasportando alcuni degli accompagnatori del feretro fino al piazzale di Porta Cavallotti.

Tra i più anziani brumisti c’era Virgilio Poggi detto Pugìn, per il quale bisogna riservare un capitolo personale di storia dei trasporti a cavallo dal 1920 fino ai primi anni ’50. Figura arguta e spassosa, di questo brumista è rimasta famosa una breve filastrocca canticchiata: “Miseria, dove vai? In carossa, in carossa col Pugìn, tric e trac!”. Ed ora spieghiamo perché.

Antica famiglia di vetturali quella dei Poggi, una vera e propria dinastia inserita nel filone storico delle nostre tradizioni popolari. Il servizio di brumista, Virgilio lo iniziò attorno al 1925, avendo però già lunga pratica di vetture e cavalli.

Dopo aver subito alcuni guai politici a causa della sua avversione al regime salito al potere, trovò il modo di sistemarsi, associandosi ai fratelli Ernesto e Domenico nel servizio dei trasporti a cavallo.

Durante la guerra, mentre tutti sfollavano, fuggendo sia i bombardamenti che le rappresaglie nazifasciste lui, Virgilio, è rimasto al proprio posto, sulla cassetta, con il lucido “casturèi” (bombetta) in capo, incurante di ben altri ordigni a bomba che piovevano dal cielo sulla città, seminando lutti, sofferenze, macerie che sconvolsero gran parte della vecchia Piacenza tra cui una pittoresca borgata come Cantone del Pozzo. Affrontò con filosofia stoica gli orrori ed i disagi della guerra.

Giova però precisare che il suo servizio non lo svolgeva più per i viaggiatori in transito (le linee ferroviarie erano infatti disastrate, le comunicazioni interrotte, il ponte sul Po letteralmente dilaniato dalle sistematiche incursioni) bensì per la Banca d’Italia della quale ha gestito per anni il trasporto quasi giornaliero delle valute.

Sul suo vecchio e molleggiante brum ha trasportato miliardi di vecchie lire e da qui la famosa locuzione popolaresca, burlescamente irridente “sulla miseria che va in carrozza con il Pugìn!”

A chi gli chiedeva se non era ingolosito da tanta dovizia, rispondeva serafico che ad una determinata ora doveva svolgere il trasporto di tutta quella “grazia di Dio”. Punto e basta. Che doveva fare? Darsi al galoppo come nei film western con la diligenza?

Attaccava il suo ronzino alle stanghe del brum e si dirigeva al piccolo trotto verso Piazzale Stazione, assisteva indifferente ai complicati e sorvegliatissimi maneggi di sistemazione del prezioso carico giunto per ferrovia, quindi ritornava sullo stesso itinerario con la scorta di due carabinieri ed il ragioniere delle Poste deputato al servizio con il quale scambiava qualche battuta di buonumore, qualche barzelletta di nuovo conio, così quel monotono andirivieni passava rapidamente.

Virgilio fa l’ultimo dei brumisti a Piacenza ed il suo declino fu ammantato da tanta tristezza, spazzato via dal progresso dei veicoli

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