D’ALESIO: ‘RIFORMA IPPICA NON PUÒ DIPENDERE DA PROVENTI SCOMMESSE’

Attilio D’Alesio (Coordinamento ippodromi) auspica riforma ippica sganciata dalle scommesse e chiama in causa il ministro dello Sport Luca Lotti.
“Invece di preoccuparci del pubblico presente negli ippodromi, della bellezza delle corse e della sua regolarità, della salute dei cavalli, dei servizi dell’ippodromo, si continua a parlare di scommesse, come facevamo vent’anni fa, quando però le scommesse ippiche erano in regime di monopolio e finanziavano ampiamente l’Unire che peraltro le gestiva direttamente. Quel mondo è finito ormai da tanti anni ma molti ippici ancora non lo hanno capito ed il bello è che anche al ministero delle politiche agricole continuano a guardare alle scommesse e addirittura legano la classificazione degli ippodromi alle scommesse, invece di preoccuparsi di altre questioni ben più importanti”.

Ad esprimere questa consapevolezza è Attilio D’Alesio, presidente del Coordinamento ippodromi.

“A proposito. Avete mai sentito il ministro dello Sport parlare di scommesse sportive? O di redditività dei vari stadi legata al gioco? O di classificazione delle squadre sulla base di quanto ci si scommette sopra? Mai, e giustamente.
Ma noi ippici non riusciamo a liberarci da questa grave ‘dipendenza’, e qualcuno continua a pensare che i proventi delle scommesse ippiche riformate potrebbero da sole sostenere il settore e cioè produrre oltre 250 milioni all’anno quando oggi, a malapena, ne producono 50, mentre tutti gli altri giochi, in soli tre mesi, hanno portato allo Stato entrate pari a 3.527 milioni di euro, pari a un più 3.8 percento rispetto allo scorso anno”, sottolinea ancora D’Alesio.

“Quale riforma potrebbe mai riuscire a quintuplicare le scommesse ippiche quando in Italia si gioca e si scommette su tutto ed il territorio è pieno di punti gioco, di sale bingo e di slot machine, più lotterie, lotto, gratta e vinci e betting online di tutti i tipi?
Credo che sia giunto il momento di riflettere come filiera ippica su questi aspetti e liberarci ,una volta per tutte, da questa ‘dipendenza’, valorizzando il cavallo, l’allevamento, l’agricoltura ed i campioni che abbiamo, ma anche i proprietari e gli ippodromi e soprattutto il pubblico, i professionisti e le migliaia di persone che lavorano in questo mondo.
Le corse dei cavalli sono competizioni sportive e vanno trattate come tutte le altre competizioni sportive, con in più ed al centro il cavallo, che ha grande valore sociale, storico ed agricolo.
Mi auguro che queste siano le fondamenta della futura e necessaria riforma del settore”, afferma il presidente del Coordinamento ippodromi.

D’Alesio quindi invita tutti gli ippici a provare ad “affrontare il futuro con uno spirito nuovo e puntando sul fatto che l’ippica è uno sport e che come tale dovrà essere trattato” e auspica che il Governo imbocchi la strada indicata dalla deputata Laura Venittelli in un’intervista rilasciata a Gioconews.it “chiamando in causa il neo Ministero dello Sport affidato a Luca Lotti”.

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