Così i cavalli aiutano i disabili: la storia di Gabriele e del suo metodo di addestramento

Viareggio, 27 aprile 2017 – Dice che quando era piccolo andava insieme al padre alle fiere dei cavalli, da sempre la sua grande passione, con gli occhi puntati addosso per quella sua camminata storpia. Qualcuno ha fatto anche di peggio, facendogli capire che per lui il mondo equestre sarebbe stato per sua natura inavvicinabile. Malignità pronunciate da chi adesso forse si spella le mani dagli applausi ogni volta che Gabriele Costa, 44enne pietrasantino disabile dalla nascita, entra in un recinto e riesce a far salire i cavalli sui mezzi di trasporto con estrema naturalezza.

Scene che più di una volta hanno commosso gli spettatori, incantati da un gesto che per molte persone ‘normali’ è difficile da praticare. Gabriele racconta la sua storia al centro ippico ‘Amici di Furino’, alla Traversagna, in compagnia di due persone a cui da tempo è legato: Claudio Barsuglia, istruttore federale Fise dell’associazione ‘Il cavallo e noi’ (a cui è iscritto anche Gabriele), nonché comandante della polizia municipale di Camaiore, e Carlo Dati degli ‘Amici di Furino’ e istruttore di primo livello.

“Ho sempre amato questi animali – spiega – e possiedo una cavalla e una puledrina. Ma far montare il cavallo sul carrello è complicatissimo perché è un animale claustrofobico e, in natura, predato nel senso che ci vede come predatori. Fino a pochi anni fa c’era la pessima abitudine di sedarli per poi spingerli a forza sul carrello. Poi ho scoperto il metodo Parelli, che ho imparato da Gigi Pini, istruttore di Pontremoli”.

A Gabriele luccicano gli occhi quando spiega le procedure: per ottenere la confidenza del cavallo lo prepara con esercizi da terra (‘si capisce che è calmo quando mette la lingua tra i denti e comincia a masticare’) e infine gli applica un ‘capezzino’ di corda, molto meno aggressivo della classica imboccatura, spesso causa di fratture alla mandibola dell’animale. «Grazie a questo metodo mi sento un’altra persona – conclude Gabriele – e per chi, come me, è nato con una disabilità motoria significa tanto. Quando faccio gli spettacoli con la mia cavalla la gente si commuove. Con il cavallo non ci vuole costrizione ma comprensione: se ci sono riuscito io, con i miei problemi, lo può fare chiunque. Spero che un giorno in tutti i maneggi venga usato un metodo che mi ha fatto rinascere».

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