IPPICA, DUBAI VALE PIÙ DI UN BREVE SOGGIORNO TURISTICO

Quando venti ed oltre anni fa Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum, giovane rampollo della famiglia regnante dei Maktoum, iniziò ad investire in maniera copiosa quanto differenziata sulla sua terra, il Dubai, per portarla al di fuori del giro del petrolio, di cui era sprovvista, il punto focale ed iniziale è stato quello dei suoi amati cavalli. Pensare ed ideare in breve tempo un ippodromo nel cuore del pur non enorme deserto, ed inventarsi un meeting di corse per la fine del mese di Marzo, quando in Europa i purosangue stanno ancora al calduccio dei loro boxes, poteva sembrare folle. Non lo è stato. Ed adesso molti di voi conoscono il Dubai, i suoi avveniristici grattacieli, il tradizionale Souk, i suoi tornei sportivi: dal Desert Classic di golf, al Master di tennis. Sheikh Mohammed ha vinto la sua scommessa, e si merita il successo e la popolarità che ha tra il suo popolo.
Quest’anno la Dubai World Cup, 8° corsa ore 17,45 ex corsa più ricca del mondo con i suoi 10 milioni di dollari di montepremi, e giust’appunto scavalcata 2 mesetti fa dalla Pegasus di Miami, ha raccolto il miglior campo partenti pensabile. E’ dal 1996 l’anno dell’inaugurazione e della presenza del crack Cigar rating 130, che un top horse mondiale non calcava la pista in sabbia dubaiana: Arrogate con il suo 134 è semplicemente il più forte cavallo al mondo. Una sorta di Frankel della sabbia, per fare un paragone che in pochi capiranno, ma che sembra calzante. Entrambi in maniera incredibile vestono la seta rosa/verde /bianca di Khaled Abdullah, il Principe saudita. Il pronostico è blindato. Il favorito partirà intorno al 2/5, 1.40 su snai.it, e Bob Baffert il suo allenatore, ha come unica preoccupazione Gun Runner, un tosto americano, che potrebbe anticipare il favorito sul percorso, su di una pista che avvantaggia i partitori, ed in genere quelli che agiscono sulle punte. Un eventuale debacle di Arrogate avrebbe comunque del clamoroso. Al via un po’ di Italia, grazie ad Antonio Fresu, che in breve tempo ha raccolto la fiducia del suo allenatore, Erwan Charpy, un francese tra i primi a trapiantarsi in Dubai, che gli ha dato la chance di montare Furia Cruzada, campionessa cilena giramondo che rimane su un incoraggiante terzo posto in corsa di preparazione. Forza Antonio!!
Il convegno di sabato è comunque imperdibile, diretta Tv sui canali Unire TV e Sky 220, con 8 corse in programma iniziando presto alle ore 12,45 e finendo con i botti come sopra ricordato, alle ore 18,45 con la Dubai World Cup.
Tutte le corse sono interessanti, ben confezionate ed incerte; cavalli che ci hanno impressionato durante il lungo inverno dubaiano ce ne sono e velocemente ve li proponiamo.
Vazirabad nella Gold Cup, 2° corsa ore 13,50 può essere un bel banker. Rientrato sulla “breve” distanza dei 2800 metri, allunga al gradito doppio miglio, e la corsa di tre settimane fa lo ha portato sicuramente avanti di condizione. Big Orange con Frankie in sella è l’avversario più pericoloso, come dimostra la Gold Cup dello scorso anno, mezza lunghezza divisero i due sul palo, con vantaggio sofferto per il nostro.
Nel UAE Derby 3° corsa ore 14,45 il Blu Godolphin cala una pedina importante in Thunder Snow, già vincitore di gruppo 1 in Europa, e rivisto tonico nell’inverno in Dubai. Allunga la distanza, ed il padre Helmet non è che dia garanzia in questo senso. Gli O’Brien (nove inviati in totale da Ballydoyle..) rientrano, e l’inverno irlandese è sembrato particolarmente freddo, magari abbisognano di una corsa di rientro, quindi l’idea è l’argentino He Runs Away, favorito contro i vecchi del Carlos Pellegrini, ma in grado di vincere sulla sabbia del Gran Premio Nacional. Idea di alta quota.
Chiudiamo con lo Sheema Classic, 7° corsa ore 17,05 ed i nostri amici Andrea Atzeni e Postponed, che abbiamo visto sbocciare due estati fa ad Ascot nelle King George, e li abbiamo seguiti nel loro girovagare in Europa. Sul probabile ed annunciato progresso dal rientro sarà un favorito con quota sopra la pari, anche se Jack Hobbs, bene in ottobre al rientro dopo infortunio nelle Champion di Ascot, sembra il classico black horse: tutto o niente. John Gosden è un allenatore troppo serio per rischiarlo nuovamente. Buone corse.

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